GLI OCCHIALI ROSA

Una volta, una persona che è stata importante nella mia vita mi disse : “Giulia, devi imparare a vedere le persone per quelle che sono. Finché tu proietterai te stessa su di queste, potresti averne un’idea contraffatta, irreale. Togliti gli occhiali rosa, gli occhiali che filtrano la tua percezione dell’altro e impara a vedere le persone per come sono realmente“. Per anni mi sono chiesta cosa significasse questa frase. O meglio, come si facesse a togliersi questi occhiali rosa dal naso. Poi, ho avuto la risposta. Esistono persone che sono lupi travestiti da agnellini. Che sono come un serpente nascosto nell’erba pronto a morderti ed avvelenarti. Satana non è solo presente nel senso biblico. È presente in questa terra nella testa di alcune persone. Gli elementi per riconoscerli li abbiamo ma quei maledetti occhiali rosa ci impediscono di vedere bene. Quando percepisci che qualcosa non va, che i conti non tornano e che le parole non corrispondono alle azioni, ma soprattutto quando credi al tuo intuito che ti sta parlando in quel momento , non stai indossando gli occhiali rosa. Gli occhiali rosa sono la scusa per non darti ascolto, per alimentare la disconnessione interna che hai. Sono la materializzazione della dissonanza cognitiva. Sono l’antidoto all’auto- alleanza. Ringrazio i serpenti e i lupi travestiti da agnellino per avermi insegnato a suon di “botte” a non dubitare mai più delle mie intuizioni. Della mia guida interna. E a fanculo gli occhiali rosa, adesso ci vedo dieci decimi. TORNA AL BLOG VEDI ALTRI VIDEO

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DIVENTIAMO CIÒ CHE NON RIUSCIAMO A PERDONARE – La questione della rabbia e della vendetta

Tempo fa stavo guardando in TV un documentario sulle carceri americane che, purtroppo, sappiamo tutti avere un sistema di giustizia talmente rigido da contare (molto più che in altre parti del mondo) moltissime persone innocenti dietro le sbarre, o meglio “colpevoli fino a prova contraria”. Il documentario era proprio dedicato a queste persone che, dopo aver scontato anni ed anni di prigione ingiustamente, venivano finalmente scagionate e liberate, non prima di aver passato quasi una vita intera in condizioni terribili di reclusione e dopo aver subìto i soprusi più indicibili da altri detenuti e dalle guardie stesse. La cosa terribile che emergeva dalle loro interviste era la rabbia che si portavano dentro per aver dovuto sopportare risse, dispetti, solitudine, agguati ma, soprattutto, per aver dovuto imparare a farsi rispettare in quella versione di mondo così crudele, tirando fuori il loro lato peggiore per difendersi. Avevano dovuto fare i conti con la cattiveria vera, pur non avendo commesso alcun crimine. Ed erano diventati cattivi anche loro, per sopravvivere. Sono rimasta molto colpita dalla frase di un ex-detenuto, ritenuto poi innocente e liberato, che, mentre raccontava di come aveva dovuto imparare a ri-vivere una volta fuori, ha detto : “What we don’t forgive, we become” , che significa “Diventiamo quello che non riusciamo a perdonare”. Perché perdonare il giudice che ti ha condannato ingiustamente, gli altri detenuti che ti hanno massacrato di botte, fatto dispetti, che hanno tradito la tua fiducia per tornaconto, le guardie che ti hanno punito quando per disperazione avevi reagito o, peggio ancora, l’avvocato che ti aveva promesso che in un mese eri fuori e non ha fatto altro che aggravare la tua situazione, è davvero un atto di immenso coraggio. Ma chi non ci riesce, chi non riesce a compiere questo enorme atto di amore per se stesso (perché volenti o nolenti di questo si tratta) è destinato all’inferno sulla terra. E’ destinato a provare rabbia giorno e notte, desiderio di vendetta, a guardare sempre indietro e a non andare mai avanti, a non ricostruirsi, a non costruire nulla di nuovo che possa dare un senso al presente e al futuro. Ed è per questo che moltissimi ex detenuti, incarcerati ingiustamente, quando tornano alla libertà non reggono lo stress e si tolgono la vita. “Diventiamo quello che non riusciamo a perdonare”. Si diventa aridi, cattivi, rigidi perché incastrati nel passato in un labirinto senza uscita che risucchia fino all’ultima goccia di anima. Ho riflettuto tantissimo sulla frase di questo giovane ex- detenuto e, seppur con le dovute differenze, ho pensato che queste sue parole si possano applicare in tutte quelle situazioni di abuso psicologico che viviamo, anche senza esser finiti in una prigione fisica. Essere (o essere stati) in relazione un Narcisista è proprio questo: una prigione dalle sbarre trasparenti, ma allo stesso modo tangibili. E’ essere (stati) massacrati da chi credevamo ci amasse, è (stato) essere presi a botte invisibili (ma altrettanto dolorose) perché ritenuti mai “abbastanza”. E’ (stato) essere prosciugati di energie, positività, soldi, e sogni per il futuro da chi non ci ha mai nemmeno visti, perché agli occhi del Narcisista i “trasparenti” siamo noi. E quando ci liberiamo da cotanta sofferenza, quando ci risvegliamo dall’incubo, quando prendiamo in mano la nostra vita ed elaboriamo l’ingiustizia subita, il desiderio di vendetta ci bussa alla porta. Sta lì, non possiamo negarlo. Vorremmo che tutto il male che ci è stato fatto gli si ritorca contro (e nessuno mi toglie dalla testa che questo, per una legge di Equilibrio Universale, alla fine dei conti avvenga), subito, senza colpo ferire. Siamo arrabbiati. Ma solo trovando nel nostro cuore un piccolo spazio di compassione verso noi stessi  in primis- (perché abbiamo inconsciamente e in buona fede giustificato tali comportamenti)  e -in seconda battuta – per il nostro vampiro emotivo, possiamo trovare un po’ di pace. Non sarà preoccupandoci che questa vendetta si consumi che troveremo serenità. Non sarà guardando il resto del mondo con sospetto, non aprendo più il nostro cuore, la chiave di volta. Sarà tornare a splendere, la vera conquista. Sarà tornare ad amare noi stessi e poi le persone giuste, la vera vittoria. Restare impantanati nel rancore ci farà diventare come loro. Brutti, oscuri e dei morti viventi. “Diventiamo quello che non riusciamo a perdonare”. E’ difficile, ma il tempo è galantuomo e aiuterà. Soltanto aprendosi alla possibilità di accogliere il dolore e di dargli uno spazio nel nostro cuore, questo piano piano scemerà. E’ il primo grande atto di Amore verso noi stessi. E forse, è arrivata l’ora di donarcelo. TORNA AL BLOG VEDI ALTRI VIDEO

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COME RICONOSCERE UN MANIPOLATORE SERIALE

È capitato a molti di noi di avere a che fare con un abile manipolatore, sul lavoro, in famiglia o, peggio ancora, in una relazione sentimentale. Ma come riconoscerlo? Lo so, spesso è difficile (se non impossibile) stabilire se la persona con cui stiamo vivendo una relazione amorosa – ad esempio – è un attore degno del premio Oscar. Non siamo nati esperti, non siamo tutti psicologi, e a volte siamo così ingenui da non poter nemmeno credere che esistano davvero delle persone così crudeli. Sono i “Lupi travestiti da Agnellino” o “i Serpenti nascosti nell’erba”, per intenderci. Per rispondere a questa domanda da un milione di dollari, ho letto tantissimi libri, ascoltato centinaia di video sull’argomento (di esperti veri, per l’appunto). Era diventata una missione per me cercare di capire. Capire come mai nella mia vita questa tipologia di persone si presentasse, sotto diverse forme, ripetutamente. Troverete tantissimo materiale valido online, è importante studiare perché la consapevolezza è forza e salva la vita. Abilissimi seduttori, in realtà profondamente insicuri, questi soggetti sanno che possono avvicinare solo persone ingenue, o momentaneamente ferite e quindi più deboli del solito, con l’asticella della difesa abbassata. Qui di seguito la mia versione de “I comportamenti malsani del Narcisista Patologico, il manipolatore per eccellenza” (riletti attraverso la mia esperienza) -: {Attenzione: Esistono diversi tipi e gradi di Narcisismo; in questo articolo descriverò ciò con cui ho avuto a che fare io} All’inizio ti studia, riuscendo a conoscerti meglio di quanto tu conosca te stesso. Quando capisce che ti stai coinvolgendo, ti aggancia emotivamente. Come lo fa? Vendendoti un sogno. Ti giurerà amore a prima vista ed eterno. Il tutto ,più che un sogno, si rivelerà essere un’illusione o, meglio ancora, un incubo. Ti farà sentire l’unica scelta tra tante pretendenti. Lui vede finalmente la tua bellezza interiore, ti sembrerà di aver ricevuto un regalo immenso da parte dell’Universo. Tutte quelle attenzioni iniziali (che hanno il nome di “Love Bombing”  – Bombardamento d’Amore in Italiano) ti faranno cadere nel più crudele degli incantesimi. L’incantesimo della dipendenza. Una volta sicuro che tu sia caduta nella tela del ragno, comincerà a toglierti delle attenzioni, piano piano (e senza alcuna apparente ragione). Comincerai a sentire che c’è qualcosa di sbagliato in te e quindi a chiederti “Cosa ho fatto di male per ricevere meno attenzioni di prima? Non ero il suo ossigeno? Avrò sicuramente fatto qualcosa di male per meritarlo”! In quel momento sei caduta nel cuore della trappola e inizia il tormento della Svalutazione. All’improvviso tutto ciò che ti circonda è sbagliato: la tua famiglia, i tuoi amici, il tuo passato. Tutto è motivo di discussione. Il tuo aspetto fisico non va più bene, il tuo lavoro, i tuoi hobbies. Sei diventata la brutta copia della tua versione iniziale senza fare nulla in particolare. L’inganno sarà proprio questo: sentirti colpevole di essere diventata “così sbagliata” (non si capisce bene da quando e perché). Vieni triangolata in continuazione, ovvero messa in competizione con : oggetti, persone, hobbies. Tutto diventa più degno di attenzione di te. Persino la sua ex di cui parlava malissimo, adesso in confronto a te è meravigliosa. Ti dà più versioni di un evento, tutte diverse e contraddittorie. Questa tecnica di manipolazione si chiama “gaslighting”, un’arma potente che ti farà dubitare della tua stessa memoria. In fondo, non sono le sue bugie seriali ad essere oggetto di discussione,  sei tu che ricordi male, no?! Non ti da mai spiegazioni e ti sembra di parlare con un muro di gomma. Più cerchi di spiegarti e più lui non ti capisce, ti ignora, fraintende (o almeno fa finta) e questo ti farà arrabbiare moltissimo. Ti porta ad avere reazioni di rabbia e frustrazione molto forti. A quel punto, se per far sentire la tua voce la alzerai, sarai tu la pazza con problemi mentali. Loro la calma non la perdono quasi mai. La confusione è la parola chiave. Entrerai in Dissonanza Cognitiva: una parte di te vorrà ribellarsi, l’altra giustificherà il Narcisista perché crederà alla versione che “tu sei quella sbagliata “. Tutte queste emozioni forti (gioia, dolore, rabbia – prima una e poi l’altra, in una danza senza fine) innescano dei meccanismi di dipendenza biochimica. Il tuo corpo ne vorrà sempre di più. Quando troverà un’altra con cui ricominciare questo teatrino da capo, ti mollerà come si fa con la busta della spazzatura gettata velocemente nel secchione. Senza spiegazioni, senza tanti giri di parole, lasciandoti in una valle di lacrime. Effettuerà quindi un vero e proprio scarto. Sparirà nel silenzio più assoluto. Questa è una punizione vera e propria (come hai osato ribellarti?) La famosa punizione del silenzio (o Silent treatment), per l’appunto. Tornerà, senza ombra di dubbio, quando dovrà svalutare la prossima malcapitata. Perché anche se non lo hai mai saputo, lui con le altre donne che nel frattempo seduceva, parlava male di te. Le doppie vite, le bugie, i doppi cellulari, i vari profili Facebook, sono per il Narcisista pane quotidiano. E così farà con la nuova vittima, stesso copione.  Oppure inventerà una finta epifania, tornerà facendoti credere che “ha capito”, che “è cambiato”. Un’altra illusione che porterà in un futuro sempre più vicino ad uno scarto ancora più crudele. E così via, fino a quando non ti sveglierai e porrai fine a questo gioco al massacro. Lui cosa ci guadagna da tutto questo ? La solitudine, la crudeltà e le ferite infantili mai guarite di questi individui, li lasceranno vuoti e persi per tutta la vita. Ma nel frattempo, dalle varie relazioni vissute (e purtroppo il più delle volte in parallelo) riceveranno nutrimento. Nutrimento per il loro ego smisurato con tutte le tue attenzioni, i tuoi soldi e il tuo amore sincero. Il lavoro da fare a seguito delle profonde ferite (ri)aperte dal Narcisista (ebbene sì, a volte si tratta di ferite già esistenti in noi che verranno ingigantite dal manipolatore di turno – ma ne parlerò in un altro articolo -) è chiedere l’aiuto di un terapeuta, informarsi su queste dinamiche e infine allontanarsi

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AMATI, DEVI AMARTI DI PIÙ

“Amati, devi amarti di più” – una cantilena, una tortura per le mie orecchie. Era così evidente agli occhi degli altri.Ogni volta che qualcuno mi ripeteva questa frase non riuscivo a capire perché me lo dicesse. Se sono in grado di provare tanto Amore tutti i giorni, tanta empatia, se mi è così facile amare il prossimo, allora l’Amore (inteso come forza universale) in me esiste.Se non si prova Amore per se stessi, come si fa a darlo agli altri?Era come se chi mi intimasse di “amarmi” mi stesse anche dicendo che l’Amore in me non albergasse per niente.  Che stessi, invece, dirigendo questa potente forza universale chiamata Amore nel modo sbagliato, era palese. Perché siamo sempre più obbiettivi quando si parla degli altri, sempre meno quando si tratta di noi stessi.Da fuori le cose si vedono bene, è quando ci stai dentro che è facile perdere il controllo. Anzi, la lucidità. Soprattutto quando hai a che fare con persone che tendono a confonderti, a manipolarti approfittando della tua buona fede (per nascondere/si). Il gioco è fatto.Di lucido non hai più nemmeno le scarpe. E allora, mi sono rimboccata le maniche e ho cercato di capire perché, agli occhi degli altri, io non mi amassi.Dopo tanta ricerca e dopo aver allontanato (inconsciamente, perché sono fortunata) l’ultima delle tante fonti manipolative, ho finalmente capito qualcosa in più, tra le tante cose che sicuramente dovrò ancora capire nel tempo: A) La prima è, come dicevo, che chi è in grado di amare davvero, di provare empatia (e non ne sono tutti in grado purtroppo, magari a saperlo prima avrei risparmiato un sacco di fatica) deve saper bilanciare questa energia. E’ un’arte che si impara nel tempo, che possiamo racchiudere nella celebre frase: “Prima di dire sempre SI’ agli altri, assicurati di non aver detto NO a te stesso”. Pare facile, ma se il tuo bisogno di riconoscimento prevale sull’Amore per te stesso, è automatico andare sempre in soccorso del prossimo senza riconoscere i tuoi reali bisogni. Il bisogno di riconoscimento è una sfumatura del narcisismo (non patologico chiaramente)? Può essere. Più comunemente è la voglia di essere visti, quando sei stato abituato (tuo malgrado) a sentirti trasparente. B) E poi ancora, ho capito un’altra cosa fondamentale (tra le tante cose che sicuramente dovrò ancora capire nel tempo – lo ribadisco, perché chi intraprende il viaggio dentro se stesso, sappia che questo non finirà mai): perdonare chi ci fa del male è giusto solo se lo facciamo in cuor nostro. La persona che ci fa del male va allontanata. Subito. Perché se la teniamo nella nostra vita, senza farle pagare un “prezzo” (metaforico) per quel torto subito, ci rifarà di nuovo del male molto probabilmente, anzi, sicuramente. Il perdono a titolo gratuito equivale a mettersi su un piedistallo immaginario dicendo ad alta voce “Il mio cuore è grande, so amare tanto e ti perdono. Ti porgo pure l’altra guancia.” Che sia pure questa una sfumatura non patologica di narcisismo? Può essere. Che la “vittima” preferita di un narcisista patologico (non empatico) possa essere proprio una persona dai tratti narcisistici (empatica e in buona fede)? Può essere.In soldoni e per concludere direi che: Nel punto “A” lo sguardo è diretto verso l’altro e noi non esistiamo nemmeno. Nel punto “B” lo sguardo è su di noi, senza riuscire a vedere bene l’altro. L’Amore per se stessi è un gioco di equilibrio.E’ un gioco di consapevolezza.Di Lucidità. TORNA AL BLOG VEDI ALTRI VIDEO

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I MIEI SAPORITI SENSI DI COLPA

Venti minuti : la durata del pacchetto di Mentos alla frutta che ho comprato poco fa.Una dopo l’altra, come il più succoso cesto di ciliegie a luglio.Fragola, fermata dell’autobus. Non lo prendo mai da quando dodici anni fa ho preso la patente.Sono la nemica numero uno dell’ecosistema, sotto questo profilo.Arriva l’autobus e mangio la seconda, al limone.Mi siedo accanto ad un uomo giovane, non si lava da giorni credo. Dietro di me un gruppo di ragazzini ventenni parlano un romano terribile, strascicato e volgare. Musica napoletana a palla dal cellulare del maschio del gruppo. Ma perché?Meglio mangiare un’altra Mentos, all’arancia.L’uomo seduto vicino a me si gira e mi guarda, forse ne vuole una? Col cacchio, Chico, sono tutte mie.E vai con un’altra, un altro colore, un nuovo sapore.Un ronzio tremendo dietro le mie orecchie, ma li aggiornano mai ‘sti auto? Sembra di essere tornata nel ’99.Altra Mentos, altra corsa, ammazza quanto so’ buone quelle al limone.Scendo dall’autobus, mettere in bocca un’altra caramella così, mentre cammini per strada fa strano, ma a meno che qualcuno non mi stia seguendo, chi se ne accorge?!Approfitto, di nuovo una alla fragola, sono quelle che preferisco meno, troppo dolci per i miei gusti.Giro l’angolo, adesso se qualcuno mi stava seguendo, ci sono buone possibilità che abbia tirato dritto, posso cercarne un’altra al limone ma credo siano finite.Le cose belle finiscono presto.Ma dove si attraversa qua? Le strisce le hanno dimenticate?Poco male, allungo un attimo così finisco il pacchetto e lo butto in quel cassonetto laggiù.Sto morendo di sete ed ho un attacco di diabete, finirò con l’insulina.Ma chissenefrega, domani è un nuovo giorno e mi potrò perdonare.Per oggi, ho dato con i sensi di colpa: colorati, saporiti e della durata di 20 minuti, racchiusi in un piccolo e dolce pacchetto.  https://youtu.be/O61_FV7rS58 TORNA AL BLOG VEDI ALTRI VIDEO

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